“Il favoloso mondo di Amelie” di Jean Pierre Jeunet

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Dopo il travolgente successo riscosso in Francia, finalmente esce anche in Italia questo bellissimo film di Jean Pierre Jeunet (“Delikatessen”, “Alien – La clonazione” ). Amelie è una piccola e delicata ragazza che vive a Parigi un’esistenza solitaria ed appartata. La sua vita trascorre senza sussulti ed è caratterizzata da una calma piatta. Poi, improvvisamente, quasi per caso, trova qualcosa che le permette di fare del bene ad una persona fino ad allora per lei sconosciuta. Questa apparente insignificante evenienza farà di lei una paladina di tutti i diseredati, deboli, sconfitti, e depressi che gravitano attorno al suo mondo. Come un angelo farà breccia nel mondo di questi paria, anche in maniera indiscreta, con l’intento di recare loro una luce di benevolenza e simpatia, trasformando le loro vite grazie ad una innata e travolgente inventiva e punendo leggiadramente chi approfitta delle disgraziate esistenze altrui. Questa è Amelie, meravigliosamente interpretata con leggero disincanto dall’esordiente Audrey Tautou, dallo sguardo delicatamente spensierato, uno di quei personaggi il cui spessore e la cui resa rendono nobile l’arte del recitare e l’arte dello scrivere.Un’amica, una tenera amante, una figlia dolce ma attenta, una compagna che sempre vorremmo al nostro fianco per sostenerci e consigliarci. Ma Amelie non è forgiata solo con la sostanza degli angeli, Amelie è anche di carne ed ossa: è dotata di umanità ed è anche umana.
Allora, questo suo impegnarsi per gli altri, questo prodigarsi nel dispensare quiete e serenità, diviene per lei un gioco, ora gaio ora crudele, nel quale riuscirà a risolvere anche quelli che sono i suoi personali problemi. Come detto, “Il meraviglioso mondo di Amelie” – è un bel film. Una di quelle pellicole dove tutte le componenti dell’opera contribuiscono a fornire un risultato più che eccellente. La storia – a tratti ricorda le iperboliche storie gravide di personaggi di Daniel Pennac – raccontata da riprese attentamente studiate, dove i colori assumono connotazioni pregnanti e precise, si eleva per originalità e freschezza. La caratterizzazione dei personaggi è sempre approfondita e ben resa da dialoghi interessanti e mai banali. La recitazione degli attori – fra i quali spicca Rufus (“Train de vie”, “Delikatessen”) un attore caro a Jeunet, nei panni di una personaggio caratterizzato da una gelosia ossessiva e maniaca – è di alto livello. Da segnalare che nel cast, in un ruolo importante, vi è anche il regista Mathieu Kassovitz (“I fiumi di porpora”, “L’odio”). Per concludere, “Amelie” – ormai viene chiamato così – che, tra l’altro, contenderà a “La stanza del figlio” di Moretti l’oscar per il miglior film straniero, è uno di quei film da non perdere. Appuntatelo tra quelli da vedere assolutamente nel 2002. Curiosità: il bar dove Amelie svolge la sua attività di cameriera, che si trova a pochi passi dall’abitazione del regista, è già diventato un luogo di culto per gli appassionati parigini. Consigliato a chi si innamora dei personaggi delicati e angelici.

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