“L’One Minute Manager” di Kenneth Blanchard e Spenser Johnson

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Semplice, essenziale, pratico, utile, profondo. Sono questi gli aggettivi che vengono alle labbra quando si parla di questo libro.
Semplice perché di facile e piacevole lettura, nonché di immediata comprensione.
Essenziale perché non si avventura nella presentazione di complesse ed improbabili strategie manageriali. Al contrario, si limita ad illustrare pochi principi basilari. Pratico perché i suoi contenuti sono applicabili nella pratica senza alcuna difficoltà, se non quella, non per tutti così agevole da superare, della resistenza al cambiamento. Utile perché i principi che illustra funzionano. Chi li ha applicati ne fornisce entusiaste testimonianze.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1981, questo libro di circa cento pagine ha venduto milioni di copie ed ha ottenuto le critiche più lusinghiere da parte di moltissimi imprenditori e manager.
Gli autori, sotto forma di breve racconto, aiutano a comprendere che la risorsa più preziosa di chiunque abbia responsabilità manageriali sta precisamente nelle persone. E’ ad esse che ogni manager dovrebbe dedicare almeno un minuto al giorno: per parlare con loro, per motivarle a conseguire gli obiettivi, per accorgersi di ciò che fanno di buono, per lodarle, per biasimarle, quando serve.

Ognuno nella sua vita incontra varie figure di manager: manager “duri”, autocratici, che pensano solo ai risultati senza curarsi della motivazione dei collaboratori; manager “simpatici”, partecipativi e molto (a volte troppo) sensibili al benessere delle persone loro affidate. L’One Minute Manager “organizza se stesso e i propri collaboratori in modo che sia l’azienda sia gli uomini che dipendono da lui traggano giovamento dalla sua presenza”.

Ciò si può riassumere nelle parole del breve riepilogo delle primissime pagine del libro: “La gente soddisfatta di sé produce buoni risultati”.
E la gente è soddisfatta di sé quando viene messa in condizione di esprimere, attraverso obiettivi chiari e stimolanti, il massimo potenziale; quando viene lodata per aver conseguito risultati ambiziosi e quando, non avendoli raggiunti a causa di comportamenti inadeguati, riceve feedback costruttivi che nello stesso tempo correggono e incoraggiano. In una parola: le persone danno il massimo di sé quando si sentono trattate come persone.

Tutto qui?
E’ così semplice essere un manager efficace? E’ sufficiente fare questo per trasformare gli obiettivi in risultati, aumentare la produttività e migliorare gli standard qualitativi?
Probabilmente le cose non sono così facili, almeno nel senso che una efficace condotta manageriale non si esaurisce in questi essenziali principi. Ma è pur vero che se i comportamenti dell’One Minute Manager, espressi in pochi e nitidi suggerimenti, fossero messi in pratica più spesso, avremmo persone più motivate, manager più soddisfatti e aziende migliori.

Da qualche parte si deve ben cominciare. Possiamo continuare a lagnarci, sprofondando nell’inconcludente scetticismo del “tanto non funziona” o “solo con i soldi si motivano la gente” o decidere di partire dalle cose semplici che è possibile, fin da subito, mettere in pratica.
Questo libro ci dice con inequivocabile franchezza che non si tratta di potere o non potere, ma solo di volere.

Come spesso accade, ancora una volta tra il dire e il fare c’è di mezzo soltanto il cominciare.

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