“Le Crociate” di Ridley Scott


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Il premio Oscar Ridley Scott, dopo l’apprezzato Black Hawk Down, torna al cinema con un film che possiede tutte le caratteristiche per poter diventare un nuovo Classico.
Ambientato a cavallo tra la seconda e la terza crociata, Le Crociate – Kingdom of Heaven racconta la saga delle Guerre di Religione viste attraverso gli occhi di Baliano, maniscalco rimasto vedovo a cui la Morte ha sottratto anche il figlio.

Troverà il riscatto nella difesa di Gerusalemme o “Regno dei Cieli”, come veniva chiamata nell’antichità. Con questo film Ridley Scott riesce a catturare sia il pubblico di appassionati del genere “cavalleresco”, sia i meno avvezzi alle storie di cappa e spada: mescolando sapientemente una regia cupa, in perfetta armonia con il periodo narrato, ed una limpida capacità narrativa, con alcune scene di battaglia davvero degne di nota.

Una regia imponente fa quindi da sostegno ad una sceneggiatura che, purtroppo, risulta a tratti debole: attraverso un gioco di dialoghi che sanno di “già sentito”, la trama si sviluppa in maniera leggermente scattosa e giunge a conclusioni un po’ affrettate con alcune svolte narrative che hanno l’aria di essere un po’ forzate. Colpiscono invece alcune tematiche sottotestuali: la solitudine di un uomo di fronte al suo credo, che nel film diviene un ideale morale piuttosto che un alibi di fronte a Dio; e la generale smania collettiva che colpisce i popoli posti davanti a temi religiosi, giustificando ogni tipo di atto in nome di una religione che non li appoggia davvero. Quasi sfacciata invece la critica che Scott muove al governo americano, non troppo velatamente, nella dedica finale del film, dove indica (a ragione) l’Iraq come il Kingdom of Heaven del titolo sottolineando come le cose, dalle Guerre di Religione ad oggi, non siano cambiate più di tanto.

Il cast è ricco: da Jeremy Irons a Liam Neeson, che donano interpretazioni importanti e sentite; ma la recitazione, generalmente buona, alterna momenti più intensi ad altri meno, risentendo di dialoghi che non convincono. Un identità maggiore in questo senso, avrebbe giovato all’immedesimazione da parte del pubblico, oltre naturalmente a rendere più solida tutta la pellicola. Infine la recitazione di Orlando Bloom, nei panni del protagonista, appare ancora un po’ immatura, quasi inesperta: un ruolo, quello di Baliano, che forse avrebbe dovuto maturare ancora un po’.

Un film importante comunque, un buon esempio di cinema “Cavalleresco”.

Frase del film: “…se Dio non ti ama, come hai potuto fare tutto quello che hai fatto?…”

Posted on 06/02/2007 in Recensioni film

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