Ok alle emozioni

“Anche coloro che sottoscrivono la spietata ideologia secondo la quale – gli affari sono una guerra – e che non vedono ragione di coltivare un tono più umano, probabilmente farebbero bene a riflettere sull’immenso sforzo investito dagli eserciti nel coltivare lo spirito di corpo a livello di gruppo. La sofisticata intuizione che fa funzionare bene un’unità sottoposta a pressioni straordinarie ha sempre indicato che i legami emotivi fra i membri del gruppo sono fondamentali per il morale, l’efficienza e la sopravvivenza stessa degli uomini.”
Daniel GOLEMAN
da “Lavorare con intelligenza emotiva”

Capita di sentir dire: “Bisogna tener fuori le emozioni, i sentimenti dall’ambiente di lavoro”.
Accade quindi che alcune persone, dietro l’alibi della professionalità e con l’illusione della maggior efficacia, decidono di costruirsi una corazza a prova d’emozione.
” Perché accade questo?
” Quali sono le conseguenze di questo atteggiamento mentale?
” Quali opportunità si perdono, rimanendo rigidi su queste posizioni?
Vediamo cosa vuol dire provare un’emozione; chiedendo aiuto al dizionario della lingua italiana, ci accorgiamo che la parola “emozione” ha una derivazione latino – francese: “emotion”, movimento straordinario che agita il corpo e lo spirito e che ne turba il temperamento e l’equilibrio.
L’amante prova emozione alla vista dell’amata, il codardo alla vista del proprio nemico, il pittore o il fotografo alla vista di un tramonto, il tifoso prova emozioni alterne a seconda che la squadra del cuore vinca o perda.
In sostanza si può dire che l’emozione è una reazione dell’organismo, con componenti che interessano il corpo, la mente e le azioni (i comportamenti).

Come considerare le emozioni?
Peso, fastidio o componenti essenziali della nostra vita?
Che cosa sarebbe la felicità senza emozioni?
Certo capita di commettere errori, sull’onda delle emozioni; è anche vero che tanti altri errori sono stati evitati, perché si è prestato attenzione alle nostre emozioni o a quelle altrui.
Le emozioni possono gettarci nella disperazione o nell’estasi, accompagnando e talvolta provocando il nostro successo o fallimento.

Non possiamo negare la loro forza, oltre all’influenza che esercitano nelle scelte, sui rapporti con gli altri.
Come governare questa forza? Come utilizzarla a nostro favore?
Abbiamo a disposizione diversi mezzi per accrescere la nostra coscienza emotiva.
Saremo tanto più attenti alle nostre emozioni quante più informazioni avremo su di esse. Aumentiamo la nostra conoscenza sulle emozioni in genere: la collera, l’entusiasmo, l’invidia, la gioia, la tristezza, il buonumore, la vergogna, la soddisfazione, la gelosia, la paura, la sicurezza, l’orgoglio, l’amore. Impariamo a riconoscerle in noi e negli altri, cerchiamo di capire il perché di alcuni comportamenti, troviamo quale emozione c’è dietro. Solo conoscendo l’emozione si potrà imparare a governarla, solo scambiando emozioni si potrà capire meglio l’altro e farsi capire.

Abbandoniamo l’idea di nascondere o mascherare la nostra emotività, i primi a trarne beneficio saremo noi.
Riassumendo:

  • Saper riconoscere le proprie emozioni, poterle denominare e differenziare.
  • Saperle esprimere in maniera da migliorare la comunicazione con gli altri, piuttosto che danneggiarla.
  • Saperle utilizzare per mobilitarsi in modo utile, senza farsene né paralizzare né guidare.
  • Saper riconoscere le emozioni degli altri e reagire di conseguenza.

Oggi più che mai, nelle organizzazioni di Persone, è importante considerare che la maggior parte dei risultati si ottengono lavorando insieme, comunicando insieme, pensando insieme.

John WHITMORE, nel suo libro “Coaching” scrive:

“…possiamo affermare con un buon grado di sicurezza che un team efficace e con un alto grado di performance dovrebbe presentare le seguenti caratteristiche:

  • Sostegno reciproco
  • Cooperazione
  • Fiducia reciproca
  • Adattabilità
  • Impegno
  • Coraggio
  • Senso dell’umorismo
  • Entusiasmo
  • Compatibilità
  • Altruismo

Un team che meritasse un 10 per ciascuna di queste qualità sarebbe davvero una squadra con un alto grado di performance, anzi, sarebbe una squadra eccezionale…………Per quanto rare, squadre come queste esistono, tanto nello sport quanto nel lavoro e sono vincenti”
Come si potrebbe pensare di riuscire a sviluppare le caratteristiche che abbiamo sopra elencato senza tener conto della nostra emotività?

Lavoriamo quindi su di noi, esercitiamoci a riconoscere e controllare la nostra potenzialità attraverso la “padronanza di sé” che Daniel GOLEMAN nel suo libro “Lavorare con Intelligenza Emotiva” definisce come la somma di queste cinque competenze emotive.
1. Autocontrollo: capacità di gestire emozioni e impulsi negativi in modo efficace.
2. Fidatezza: onestà e integrità.
3. Coscienziosità: lealtà e responsabilità nell’adempiere ai propri obblighi.
4. Adattabilità: flessibilità nel gestire il cambiamento e nel rispondere agli stimoli.
5. Innovazione: apertura a idee, approcci e informazioni nuovi.

Pensiamo, comunichiamo ed operiamo per rafforzare i legami con le Persone che partecipano alla nostra vita, sia essa lavorativa o affettiva.
Se trascurassimo i legami emotivi correremmo il forte rischio di somigliare sempre più a degli “esecutori” dei “robot” programmati solo per “fare”, senza provare o far provare agli altri alcuna emozione. Questo triste scenario ci porterebbe, prima o poi, ad essere sostituiti da macchine, sicuramente perfette, affidabili ed efficaci ma pur sempre macchine prive di emozioni.

Posted in Comunicazione e teamworking, Letture

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