Pensa a te stesso come a un risolutore di problemi

Se esistesse un tranquillante potentissimo, capace di renderci indifferente a tutti i nostri problemi, pochi di noi lo prenderebbero, perché sappiamo che spesso i guai fanno affiorare quanto c’è di meglio in noi.
Il venditore più abile che io conosca è Mike Somdal, il quale, prima di assurgere a mete più alte, era il mio agente letterario.
In quei primi anni ero uno scrittore sconosciuto e mai pubblicato, e quando ci recavamo a parlare con qualche editore non sempre venivamo ricevuti a braccia aperte.
Un giorno facemmo a un editore una proposta che a me sembrava meravigliosa, ma venne respinta seduta stante. Ritornando in albergo, ero scoraggiato e taciturno, quasi sul punto di rinunciare.
Ma Mike no. Una volta saliti nella nostra stanza, cominciò a misurarla in su e in giù come un generale, immerso nelle sue riflessioni. D’improvviso, prese a fregarsi le mani ed esclamò: “E’ proprio a questo punto che trovare l’acquirente diventa un gioco. Esiste un modo per ripartire da zero e fare appello alle necessità di quei signori, e quando lo avremo trovato, saranno loro a supplicarci di diventare nostri clienti. Non dobbiamo fare altro che escogitare il modo adatto di presentare le cose”.
Quello che io consideravo un fallimento, lui lo liquidava come un genere di battuta d’arresto che deve aspettarsi chiunque abbia grandi progetti. Sembrava che quella sfida avesse letteralmente centuplicato le sue energie. Nel giro di qualche mese il nuovo modo di presentare le cose si rivelò un successo, e concludemmo dei contratti con alcuni di quegli stessi editori che in un primo momento ci avevano detto di no.
Mike ha successo in quasi tutte le sue iniziative, e questo soprattutto perché vede se stesso come uno che risolve problemi, come un mediatore, uno che eccelle proprio nelle situazioni cariche di tensione. Quando si ritrova davanti a un ostacolo, indietreggia e studia un modo diverso per superarlo o aggirarlo.
Per il loro libro “Leaders”, Warren Bennis e Burt Nanus intervistarono molti dei manager più famosi del mondo. Una caratteristica sorprendente, scoprirono, li distingueva dall’umanità in generale. “Non pensano affatto al fallimento” osservano gli autori “Non usano nemmeno il termine. Ricorrono a sinonimi come “sbaglio”, “svarione”, “cantonata” o a innumerevoli altri quali “falsa partenza”, “cavolata”, “abbaglio”, “marrone”, ed “errore”. Fallimento mai”.

da “La forza dell’ottimismo” di Alan Loy McGinnis – Edizioni “Le guide de Il Sole 24 ore”

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