“The Post” di Steven Spielberg

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“La stampa dev’essere al servizio dei governati, non dei governanti”: la redattrice del Washington Post è al telefono, tutti i colleghi intorno, e riporta le parole di chi è all’altro capo del filo. Scopriremo che si tratta di una sentenza della Suprema Corte americana che sancirà un momento cruciale per la libertà di stampa e la storia negli Usa negli anni ’70. Il momento viene raccontato in The Post.

Qui siamo verso la fine del film, e quello che è successo prima è un susseguirsi di azione a colpi di discussioni, caccia alla fonte, prese di coscienza, decisioni pesanti e corsa alle rotative, nel più classico stile del giornalismo investigativo, genere col quale il cinema americano non smette di misurarsi. Impossibile non pensare a Tutti gli uomini del Presidente, pellicola cult del 1976 sul Watergate con Dustin Hoffman e Robert Redford, col quale peraltro The Post ha in comune il periodo storico e naturalmente la testata protagonista. Spunti, tematiche, sceneggiature certamente non nuove e non originali nel cinema di Hollywood. Ma qui c’è (anche) di più.

The Post racconta una storia vera, quella dei Pentagon Papers e della gola profonda che li consegnò alla stampa, nel 1971, svelando le menzogne di quattro amministrazioni Usa – da Truman ad Eisenhower, da Kennedy a Johnson – sulla sanguinosa guerra in Vietnam. Ma accende intensamente i riflettori anche su una questione sempre (più) attuale: la stampa è davvero libera? E quanto è dura la lotta dei media e dei giornalisti per mantenere saldo questo sacrosanto diritto contro le pressioni della politica?

Posted on 11/06/2019 in Recensioni film

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