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“Bagdad cafè” di Percy Adlon


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Non è facile trovare nel cinema storie che attraverso fatti semplici, di vita quotidiana, riescano a parlare direttamente al cuore delle persone. Senza dubbio Bagdad Cafè è uno di questi.
Diretto da Percy Adlon, il film ci racconta innanzitutto la storia di un incontro, l’incontro tra Jasmin (interpretata da Marianne Sagebrecht, già vista con il regista Adlon due anni prima in Sugar Baby, bravissima nei panni della turista) e Brenda, titolare del Bagdad Café, una tavola calda-motel in un piccolo paese sperduto negli States vicino a Las Vegas.
L’incontro non è inizialmente dei più teneri, tanto più che Brenda nutre seri dubbi sulla provenienza di Jasmin e per questo ha atteggiamenti poco amichevoli nei suoi confronti. A poco a poco, però, la presenza di Jasmin al Bagdad Café si trasforma in un avvenimento che via via da nuova vita nella stazione di servizio. E tutti ne restano coinvolti. I due figli di Brenda, innanzitutto, conquistati dall’umanità della donna, che con semplicità li valorizza per i loro interessi più veri. Gli ospiti del Bagdad Café, uno su tutti Cox (interpretato da uno straordinario Jack Palance), che fin dal suo primo incontro con Jasmin ne resta folgorato.
E infine anche Brenda: triste e stanca per la sua vita infelice (per un litigio anche il marito se n’è andato) di fronte a questa presenza inattesa ma così corrispondente non può che cedere.
Così, attorno all’amicizia tra Jasmin e Brenda, tutto rifiorisce; il bar diventa un luogo di interesse per tutti i camionisti di passaggio (più di Las Vegas), anche grazie agli spettacolini di magia che Jasmin improvvisa al Cafè.
E soprattutto chi vive nel Café riscopre un’armonia e una bellezza del vivere da tempo perduti.
È lo stupore per una presenza che ti corrisponde. E di fronte alla quale non puoi che cedere, non puoi che abbracciarla, e lasciare che permei la tua vita in ogni aspetto.
Bagdad Cafè è innanzitutto un film che parla di amicizia, quella più autentica che apre alla vita, ma che parla anche della realtà come segno, come luogo in cui misteriosamente si svela il significato delle cose. Indimenticabile in questo senso la scena in cui Jasmin si siede accanto al figlio di Brenda mentre suona un pezzo di musica classica con il pianoforte, e Cox da lontano la guarda: uno sguardo carico di stupore e di venerazione. O ancora la strana luce che Jasmin vede in cielo arrivando alla stazione di servizio e di cui resta affascinata, luce che in qualche modo la spinge a fermarsi al Bagdad Cafè.
O, infine, lo stesso pezzo musicale che accompagna tutto il film, “Calling You” di Jevetta Steele, che con grande dolcezza sembra voler proprio sottolineare il fatto che ciò che accade in qualche modo rappresenta un segno, una chiamata.

Cristiano Fieramonti

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