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Immersi nella leadership


“In ognuno di noi esiste un livello profondo di saggezza, il nostro compito consiste nel raggiungerlo ed imparare ad utilizzarlo per superare gli ostacoli della vita”.
(Gandhi)
Immaginiamo, una sera, di tornare a casa stanchi per il lavoro e affamati, non abbiamo voglia di uscire e decidiamo di improvvisare qualcosa con i pochi ingredienti che scopriamo nel frigorifero. Meravigliamo noi stessi cucinando un piatto che ci riesce benissimo, in quel momento pensiamo di aver inventato qualcosa di nuovo; dopo qualche tempo, sfogliando un vecchio libro di cucina, leggiamo una ricetta del tutto simile al nostro piatto improvvisato. Come spiegarlo?
Forse non ci ricordavamo di aver già letto la ricetta; oppure, inconsapevolmente, ci siamo ingegnati nel ricercare in noi stessi quelle abilità di cuoco che la necessità ha fatto, temporaneamente, emergere.
Ecco perché sarebbe bene, talvolta, volgere lo sguardo al passato, essere spettatore esterno, “osservarci” mentre viviamo quelle situazioni dove, forse inconsapevolmente, sono stati adottati atteggiamenti mentali e comportamenti che, col tempo, scopriamo essere oggetto di studio da parte di numerosi esperti.
È certamente utile verificare nel passato come alcuni nostri pensieri ed azioni, frutto dell’esperienza, della sensibilità e talvolta del coraggio, sono stati vincenti e protagonisti della nostra crescita. È importante riconoscere le qualità innate per poterle sviluppare e perfezionare, piuttosto che lasciarle inespresse.
In sostanza si tratta di lavorare sulla consapevolezza e la respons-abilità (abilità nel dare risposte), migliorare questi due aspetti della nostra persona significa dare vita ad un processo di crescita costante ed irreversibile che ci rende sempre più unici e distinti da chi ha deciso di trascurarli.
“Osserviamoci” quindi, rivediamo le esperienze per farne virtù.
Riascoltiamo il passato per comporre il miglior futuro.

Allora, perché non provare ad “immergerci” in una realtà un po’ insolita?
Saliamo a bordo di un sottomarino della Marina Militare Italiana dove, per tre anni sono stato Comandante.

COMANDANTE… COMANDANTE… SI SVEGLI…
-“Comandante…Comandante… si svegli, abbiamo qualche problema in locale radio”
-“Cosa è successo?”
-“Il ricevitore in bassa frequenza è in avaria”
-“Chi c’è in locale radio?”
-“Capo Briatico e il sig. Orsenigo la stanno aspettando”
-“Arrivo subito.”
Sono le cinque del mattino e sono in branda da meno di due ore, alle tre infatti abbiamo ultimato l’esercitazione con le forze della NATO a sud delle “isole d’Oro” francesi, tra Tolone e la Corsica. Ci stiamo posizionando per la seconda ed ultima fase dell’esercitazione e siamo in “trasferimento occulto”  nel Golfo del Leone.
La prima fase, durata dodici giorni, è andata molto bene ed abbiamo ricevuto il “well done” (ben fatto) dall’Ammiraglio Comandante della “NATO Task Force” .
Quella parte della Marina degli Stati Uniti, dislocata nel Mediterraneo occidentale, che prende parte all’esercitazione, ancora si sta domandando come, un sottomarino italiano avesse potuto violare il dispositivo di difesa navale (navi, aerei, elicotteri e sottomarini schierati a difesa della portaerei e di altre unità facenti parte del convoglio navale in navigazione) e simulare, per ben due volte con successo, il siluramento e l’affondamento della tanto preziosa e super protetta portaerei.
A bordo è stato un momento di grande gioia. Non appena ricevuto, via telefono subacqueo, il messaggio di congratulazioni, ho subito provveduto a ritrasmetterlo a tutto l’equipaggio concludendo con: “ragazzi sono fiero di voi”.
Il boato degli “hurrà… hurrà… hurrà…” è stato così grande che per un attimo ho creduto avessimo urtato contro qualche ostacolo imprevisto.
Torniamo al mio risveglio. Mi alzo, meccanicamente lavo la faccia e tento invano di pettinarmi; non ho bisogno di vestirmi, per noi sommergibilisti è “quasi normale” dormire vestiti. Do un’occhiata agli strumenti di controllo che ho proprio ai piedi della branda, siamo a quota 150 metri e l’assetto è buono. Indosso gli inseparabili stivaletti ed esco dal camerino per andare in “locale radio” attraverso la “camera manovra” (la camera manovra è il cuore del sottomarino, c’è l’area periscopi e si controlla sia l’attività tattica-operativa che la navigazione in immersione).
Il Tenente di Vascello Filippo Casamassima è l’ufficiale in comando di guardia dalle 04.00 alle 08.00. Filippo, detto Phil, è il mio Ufficiale in seconda, un vero e proprio “braccio destro”.
-“Buon giorno Phil, come te la passi a quota 150 alle cinque del mattino?”
-“Ciao Comandante, buon giorno a te, tutto ok a parte la radio, io non posso muovermi da qui ed avevo consigliato ad Orsenigo di arrangiarsi con Capo Briatico e di non svegliarti…”
-“Tu sì che sei saggio Phil, cosa vuoi che ti dica, i giovani sono fatti per imparare… e noi siamo qui perché loro imparino”
-“Sì Comandante, che imparino a non rompere le scatole alle cinque del mattino, soprattutto quando uno si è appena messo in branda dopo 48 ore che non dorme”
-“Ok Phil vado in locale radio, fai buona guardia e grazie”
Bastano pochi passi per arrivare in “locale radio”: uno spazio molto angusto e zeppo di apparati rice-trasmittenti. Trovo Capo Briatico (sottufficiale anziano responsabile della “radio”) e il giovane, da poco imbarcato, Sotto Tenente di Vascello Roberto Orsenigo (Ufficiale di Rotta addetto alle Telecomunicazioni).
-“Buon giorno signori, oltre all’apparato in bassa frequenza, ci sono novità?”
Orsenigo prende la parola, Capo Briatico, sornione, sorride sotto i baffi.
-“Buon giorno Comandante, tutto il resto è ok, mi spiace averla fatta svegliare ma proprio non so dove mettere le mani e alle 07.00 dobbiamo ricevere le coordinate di inizio della prossima fase, non possiamo perderle”
Briatico, seduto su un piccolo sgabello, mostra impazienza e: “parla d’altro”.
– “Buon giorno Comandante, le posso offrire uno dei miei caffè?”
-“Certo Capo il suo caffè non si può rifiutare, soprattutto alle cinque del mattino e, con un apparato radio da riparare, farà bene anche al sig. Orsenigo”
Conoscevo Capo Vincenzo Briatico da molto tempo e, appena assunto il comando, avevo fatto di tutto per averlo con me a bordo, esperto sommergibilista con quasi venti anni d’imbarco sulle spalle, era conosciuto nell’ambiente, oltre che per le sue molte qualità, anche per essersi sempre rifiutato di bere la “ciofeca” di bordo. Briatico, per il caffè, è completamente autosufficiente: caffettiera napoletana, fornellino elettrico e miscela di caffè personale.

Mentre tutti e tre prendevamo il “mitico” caffè di Briatico, è stato per me naturale tornare con la memoria a nove anni prima quando, giovane Ufficiale di Rotta su un altro sottomarino, avevo Capo Briatico come mio Sottufficiale in locale radio.
Fu proprio in una situazione, particolarmente difficile, che mi lamentavo con il Capo riguardo ad alcune scelte fatte dal Comandante di allora.
Capo Briatico mi guardò in silenzio e dopo una lunga pausa mi disse:
-“Sig. Bozza, lei vuol diventare comandante di sottomarini?”
Io naturalmente risposi che era la mia grande aspirazione, soprattutto dopo aver sostenuto i sacrifici dell’Accademia Navale e dei tirocini a bordo.
-“E allora sig. Bozza se lei vuol diventare Comandante ogni tanto deve pensare da Comandante, perché se continuerà a pensare solo da Ufficiale di Rotta rimarrà sempre Ufficiale di Rotta”
Capo Briatico mi diede una bella mano per accelerare la mia carriera ed ancora oggi gliene sono molto grato e non solo per il mio passato in Marina.
Quelle poche ed essenziali parole mi hanno spesso stimolato a cambiare punti di vista e ad avere una visione più ampia e strategica delle situazioni difficili.

-“Capo Briatico il suo caffè è degno della miglior caffetteria di Napoli, che per caso si trova anche un “babà” in questo locale radio?”
-“Comandante lei ha sempre voglia di scherzare, è per questo che io qui mi trovo bene. Peccato che il sig. Orsenigo sia così serio, sembra che gli sia cascato il mondo addosso, io gli ho detto che quando ero negli Stati Uniti una delle prime frasi in inglese che ho imparato a bordo dai miei colleghi americani è stata: “no problem”
-“Ha ragione Capo, non problemi ma opportunità. – Allora sig. Orsenigo mi aggiorni sulla situazione”
Il sig. Orsenigo, preoccupato, racconta la sequenza degli avvenimenti che lo hanno spinto a farmi svegliare, si scusa ancora per averlo fatto e conclude dicendo:
-“Comandante… cosa faccio?”
Solo qualche anno dopo mi resi conto che in quel momento, inconsapevolmente, diedi la risposta che un “Capo formatore”, un “coacher” dà in circostanze simili:
-“Cosa fa?”
Orsenigo mi guarda sbalordito cambia posizione e assume una postura decisamente più eretta per sussurrare con timore:
-“Comandante, con tutto il rispetto, ma sono io che le ho chiesto… cosa faccio?”
Ed io, cercando di non essere troppo duro:
-“Non lo faccia più, non venga da me con un problema se non ha prima pensato ad una soluzione da propormi.”
Capo Briatico, prende le difese del giovane ufficiale dicendo che, forse, l’urgenza della situazione aveva spinto Orsenigo a farmi svegliare.
-“Signori, ora il punto è… cosa fare. Orsenigo, lei è l’Ufficiale addetto alle Telecomunicazioni, e quindi le chiedo… cosa propone di fare?”
In quel momento, forse per merito del buon caffè o per qualche illuminazione, Roberto Orsenigo ha un lampo di genio e, cambiando decisamente atteggiamento…
-“Grazie Comandante, forse ho capito. Capo Briatico, abbiamo a bordo il troubleshooting  e le parti di ricambio dell’apparato in avaria?”
Capo Briatico, raggiante e quasi orgoglioso di vedere il suo Ufficiale Responsabile finalmente abile nel dare risposte, annuisce e si affretta a procurare quanto richiesto, quando arriva un’altra domanda decisiva e fatidica:
“Capo ma secondo lei, facciamo in tempo ad aggiustare l’apparato? Lei cosa ne pensa? Posso contare sul suo aiuto?”
È fatta, Orsenigo sta dando un nuovo impulso alla sua carriera in Marina, ha deciso di passare dalla categoria di persone reattive a quella di persone proattive; da persone alle quali le cose accadono a persone che fanno accadere le cose, dal farsi gestire dalle situazioni al decidere di gestire le situazioni.
-“Bene Orsenigo, buon lavoro, io torno in branda, avvisi il sig. Casamassima appena riceviamo le coordinate del punto d’inizio; grazie Capo Briatico, non solo per il caffè, poter contare su di lei ci dà sicurezza… e la prossima volta, ce li offre i babà?”
Nel frattempo si sono fatte quasi le 05.30, lascio il locale radio con un po’ d’ansia.
Essere Comandante di un sottomarino con 80 persone a bordo e rappresentare il proprio Paese in un contesto internazionale è una situazione che comporta molta consapevolezza e responsabilità.
Certo, per aver maggiori garanzie di successo, avrei potuto mettermi io, insieme a Briatico e riparare l’apparato, non sarebbe stata la prima volta, ma Orsenigo cosa avrebbe imparato?
Molto poco o niente, o forse sì, una cosa l’avrebbe imparata: tutte le volte che c’è un problema chiamo il Comandante e lui trova la soluzione.

Nelle organizzazioni di persone, il livello di competitività è direttamente proporzionale alla quantità di “idee” che si producono; per produrre idee è necessario che le persone sviluppino la loro capacità di “pensare”. È proprio questa una delle missioni di un buon “Capo”, far passare i propri collaboratori dal livello di esecutori a quello di propositori; solo così si formeranno i nuovi “capi” abili nel prendere decisioni.
Le organizzazioni moderne, destinate a sopravvivere, coniugano il paradigma “dieci persone che pensano, una persona che decide” piuttosto che l’obsoleto “una persona che decide dieci che eseguono”.
Potrebbe sembrare fantascienza in alcune aziende dove, purtroppo, ancora si sente dire: “fai come ti dico io, tu non sei qui per pensare”
Introduciamo una piccola rivoluzione, proviamo ad adottare frasi del tipo:
“non problemi da risolvere ma soluzioni da scegliere insieme”
“non venire da me senza un’idea”
“tu cosa proponi di fare?”
Quali sono i vantaggi principali di questa filosofia di impiego delle persone?

  • Maggiore è il numero di idee, più alta è la probabilità di trovare l’idea vincente.
  • Si accresce il livello di motivazione e coinvolgimento dei collaboratori.
  • Si pongono le basi di un corretto ed efficace processo di delega.
  • Si fidelizzano i collaboratori.

Uno dei “coraggi” di un Leader è quello di “mettersi da parte”, di “lasciar fare”.
Come giudicheremmo un direttore d’orchestra che salta da un posto all’altro per suonare il violino al posto del violinista, la tromba al posto del trombettista, la batteria al posto del batterista?
La sua funzione non è certo quella di suonare gli strumenti al posto degli orchestrali, ma piuttosto quella di avere molto chiaro cosa vuol far ascoltare al suo pubblico e mettere tutti gli orchestrali nelle condizioni di dare il meglio di sé per suonare i loro strumenti in un insieme armonico e perfetto.
Mettere i collaboratori nelle condizioni di dare il meglio di sé, significa galleggiare sull’onda del loro successo.

Ma dove abbiamo lasciato il trafelato Orsenigo?
Il giovane Responsabile delle Comunicazioni, sta lavorando alacremente con il valido supporto di capo Briatico, ce la farà per le sette a riparare l’apparato?
“Il coraggio di lasciar fare…”. Facile a dirsi. Non possiamo in nessun modo perdere quelle coordinate. Trovo una via di mezzo e ricorro all’aiuto dell’affidabile Phil, mi fermo in camera manovra e:
-“Phil, per cortesia tieni d’occhio, senza incombere e con molta discrezione mi raccomando, il locale radio… se per le 06.30 il “giovane” non è sulla buona strada, fammi avvisare, io provo a tornare in branda”
-“Comandante sarà fatto… ci puoi contare!”
-“Grazie Phil buona guardia”
“Sarà fatto ci puoi contare” questa è la frase con la quale Filippo Casamassima, usa rassicurare le persone che gli chiedono qualcosa, e i fatti dimostrano che infallibilmente Phil mantiene le promesse, decido quindi di provare a riaddormentarmi.
“Comandante…Comandante… si svegli”
-“Sono quasi sveglio grazie”
-“Comandante sono le sette, il sig. Casamassima la avvisa che in radio hanno fatto un ottimo lavoro, l’apparato è riparato e sta ricevendo i messaggi che ci servono”
-“Bene, arrivo subito”
Ancora una volta tento di mettere ordine tra i miei capelli, mi lavo la faccia, calzo gli stivaletti e arrivo in camera manovra.
-“Buon giorno Phil, grazie per la collaborazione, quando alle otto smonti dalla guardia, facciamo colazione insieme? Ti aspetto in quadrato ufficiali ”
-“Comandante grazie, sarà per me un privilegio e un piacere. Ci sarò”

Sono le 07.15, trovo in locale radio Orsenigo e Briatico soddisfatti e sorridenti, non sembrano neanche stanchi da quanto è grande l’auto gratificazione generata dal successo nell’impresa.
-“Comandante ce l’abbiamo fatta, capo Briatico mi è stato di grande aiuto, ecco le coordinate del prossimo punto d’inizio e grazie per la fiducia che ci ha voluto dare”
Briatico è raggiante, soddisfatto del risultato e del riconoscimento appena ricevuto dal suo Ufficiale di Rotta, sono sicuro che ora dirà:
-“Ce lo prendiamo un caffè per festeggiare?”
-“Certo capo, lei sa che non posso rifiutare il suo caffè…”

Prendo il caffè in locale radio e ne approfitto per erogare quella che molti anni dopo scoprirò essere, secondo il “guru” della leadership situazionale Ken Blanchard, una “lode da un minuto”:
-“signori, ottimo lavoro, ho apprezzato soprattutto il fatto che il poco tempo a disposizione non vi abbia mandato in crisi, avete mantenuto la calma e la lucidità necessaria, ciò mi dà sicurezza e ve ne sono grato. Orsenigo continui così, questa è la strada, Briatico sono felice di poter contare su di lei nei momenti difficili. Grazie a voi potremo continuare a svolgere l’esercitazione regolarmente e ancora una volta il nostro “battello ” farà la sua ottima figura”
Sono in quadrato ufficiali, arriva Phil fresco e pimpante come se non avesse appena terminato un pesante turno di guardia, Casamassima è proprio la persona che tutti vorrebbero a bordo per la sua capacità di trasmettere energia positiva in ogni occasione. Facendo colazione è inevitabile scambiare opinioni sull’imminente seconda fase dell’esercitazione e sull’accaduto in locale radio.
Ci aspettano altri nove giorni di mare, è assolutamente importante che l’equipaggio non perda l’energia e l’attenzione che fino ad ora hanno consentito lo svolgimento corretto di tutte le complesse operazioni di bordo.
È necessaria una “visione” che continui a dare la “carica” alle persone. L’idea di “sorprendere” ancora una volta la “Portaerei USA” è un buon motivo per rimanere in mare nonostante la stanchezza, il cibo surgelato, il palato impastato e l’odore di sottomarino che ormai ha sovrastato ogni tipo di dopobarba e sapone liquido.

-“Phil che mi dici di Orsenigo?”
-“Comandante, è stata una rivelazione, ha reagito veramente bene. Si è dato da fare, ha coinvolto al meglio Briatico e ha raggiunto il risultato. Ho idea che sia proprio venuto il momento di considerarlo un sommergibilista doc.”
-“È vero Phil, son contento di pensarla come te. Sei d’accordo se durante la prossima fase gli diamo un po’ più di autonomia?”
-“Certo Comandante, me ne occupo io, puoi contarci”

Sono le 23.45, la giornata è stata lunga e difficile, siamo stati continuamente sotto la caccia di aerei ed elicotteri che, probabilmente hanno avuto disposizioni precise di scovarci per impedire che facessimo la “festa” alla portaerei.
Noi siamo stati buoni buoni e non ci siamo fatti “beccare”. Il morale dell’equipaggio è alle stelle, sanno che domani mattina all’alba toccherà a noi andare a caccia.
È importante che io sia lucido e riposato, lascio il “battello” nelle mani dell’ufficiale in comando di guardia e gli chiedo di farmi svegliare alle 04.00.
Raggiungo il mio camerino, ogni volta che lo guardo mi sembra sempre più angusto, la stanchezza non fa complimenti, mi tolgo gli stivaletti pensando che ho ben quattro ore di sonno davanti a me, neanche il tempo di sdraiarmi e sono quasi addormentato, un’ultima occhiata agli strumenti ai piedi della branda e dormo…

Sto sognando o è la dura realtà?
Davvero qualcuno mi sta già chiamando?
Comandante… Comandante… si svegli.

Bruno Bozza

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