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“L’onda” di Dennis Gansel


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E’ possibile che il nazismo possa nuovamente prendere il sopravvento?

Questa è la domanda al centro del film di Dennis Gansel. Germania, un’imprecisata città di periferia, giorni nostri: il professore di liceo Rainer Wenger (Jurgen Vogel), rockettaro ed ex anarchico, deve condurre una serie di lezioni sull’autarchia. I ragazzi non sembrano entusiasti delle lezioni perché ritengono abusato l’argomento: come potrebbe proprio la Germania, che ha causato gli orrori dell’olocausto e della seconda guerra mondiale, farsi trascinare di nuovo da questi sentimenti di distruzione e sete di potere? Per dimostrare il contrario, il professore inventa una sorta di gioco di ruolo: la classe sarà la sua piccola nazione e lui il fuhrer. Ad ognuno viene assegnato uno specifico compito e tutti devono indossare una camicia bianca come segno distintivo. La classe trova anche un nome: saranno L’Onda.

Quello che nasce come un semplice gioco educativo si trasforma presto in una bomba a orologeria: i ragazzi cominciano a diventare violenti con chi non fa parte dell’Onda e il meccanismo sfugge presto di mano al professore. La pellicola di Gansel, ispirata ad una storia vera, è una piacevole sorpresa che conferma la nuova interessante linfa creativa del cinema tedesco contemporaneo.

La Germania si interroga ancora molto sul proprio passato – gioielli come “Goodbye, Lenin!” o “Le vite degli altri” lo dimostrano -, inevitabile quindi che le vicende presenti allarmino questa nazione. La pesante crisi economica che si sta abbattendo su tutto il mondo, le differenze sociali, il lassismo di certi politici, il problema dell’integrazione con gli immigrati e il malcontento dei cittadini sono tanti campanelli d’allarme per l’eventualità che spinte razziste e fasciste possano nuovamente vedere la luce.

E la pellicola di Gansel riflette proprio su questo: il liceo è una nazione in miniatura, con le classi come le varie regioni e gli alunni come cittadini. In una classe nascono amori, ostilità, ci si guarda con sospetto o con simpatia, proprio come tra popoli. Seguendo passo passo l’evolversi nei personaggi di sentimenti forti e assoluti come la convinzione di essere più importanti degli altri, di appartenere ad un gruppo per cui si farebbe di tutto e di trovare finalmente integrazione, ci si rende conto che il pericolo fascismo è sempre dietro l’angolo, perché nasce dagli istinti più primordiali e feroci dell’animo umano. Il regista racconta il tutto con un ritmo incalzante, quasi come se si stesse assistendo a un thriller, in un crescendo di follia collettiva che monta proprio come “un’onda”.

Non manca certo qualche semplificazione di troppo – soprattutto nella caratterizzazione dei giovani d’oggi, visti come un gregge disperso senza prospettive sul futuro e intento solo a gozzovigliare e a stordirsi con musica e droghe – ma l’insieme è molto efficace e coinvolgente. L’aspetto più interessante del film non è tanto come i ragazzi si facciano coinvolgere dall’esperimento – si sa che spesso i giovani se indirizzati in un certo modo rispondono più prontamente degli adulti – quanto piuttosto la fascinazione del professore per il piccolo potere ottenuto: proprio chi si erge al di sopra delle masse per guidarle è il più pericoloso, anche chi è mosso dalle migliori intenzioni.

La, ora, democraticissima Germania sente fortemente il problema. Bisognerebbe che anche le altre nazioni si rendessero conto che non si tratta di fiction o speculazioni intellettuali, ma di problemi reali e inquietanti.

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