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Libero arbitrio


La storia morale del nostro paese e forse dell’occidente si è svolta in quattro fasi. La prima è quella del dominio del costume. Alla ragazza che voleva uscire la sera il padre diceva di no e, se lei gli chiedeva “perché?”, rispondeva “perché no!”. Le trasmetteva l’ imperativo ancestrale che non spiega, ordina.

La seconda fase è quella della rivolta. I giovani si sono ribellati dovunque e, durante la rivolta, pensavano a come avrebbero impiegato la libertà conquistata. Discutevano di filosofia, di poesia, di cinema, di letteratura cercando dei punti di riferimento nei grandi autori contemporanei e del passato. Sostituivano il padre naturale coi padri culturali. Ma, vinta la battaglia, alcuni di loro hanno confuso la libertà con la sfrenatezza. Ne sono derivati gli anni di piombo e della droga.

La terza fase è stata quella del lassismo che dura tutt’ora. Quegli stessi che si sono ribellati, quando hanno avuto dei figli, li hanno lasciati liberi di seguire capricciosamente i propri gusti, le proprie preferenze senza tener presente che nell’essere umano esiste la tendenza a seguire la strada più facile. Tanti giovani non si sono mai sentiti dire che la libertà è scelta meditata, responsabile.

Pensano consista nel seguire l’impulso, il piacere immediato, giudicano tutto solo in base al “mi piace, non mi piace” e, in questo modo finiscono per non avere un criterio di giudizio razionale. Buona parte del “buonismo” di oggi è una miscela di tolleranza infinita per se stessi trasferita agli altri. Al compagno che allaga la scuola, agli zingari che scippano per strada, alla ragazza che ammazza la madre e il fratello o al giovane che uccide la nonna perché non gli dà i soldi per la droga.

Arriviamo così all’ultima fase, quella appena iniziata, della consapevolezza. La grave minaccia economica, l’incontro con civiltà disciplinate come quella cinese, col terrorismo islamico stanno spingendo molti a riscoprire quanto aveva detto Jefferson, che la libertà esige una mentalità matura, che conosce le alternative e sa scegliere. Richiede che la nostra mente si separi dai desideri che proviamo, sappia guardarli dall’esterno e, per quanto questi siano intensi e coinvolgenti, possa dire di no. A poco a poco diventano più numerose le persone consapevoli che il vivere sociale ha bisogno di principi morali chiari, di distinguere il bene dal male, di autodisciplina e rigore con sé stessi e con gli altri.

Francesco Alberoni

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