“Volevo solo dormirle addosso” di Eugenio Cappuccio


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Il film trae lo spunto iniziale dall’omonimo romanzo di Massimo Lolli, scritto dopo parecchi anni di esperienza come Manager alla Direzione del Personale in un’importante azienda italiana, ed esattamente come l’opera di Lolli, procede narrando gli eventi in maniera asciutta e, apparentemente, distanziata dalla realtà esaminata che è quella sempre più opprimente ed alienante dell’’Azienda’, dove pare dominare indistuNeologismo di recente importazione, ignoto forse ancora a molti, ma a cui dovremo abituarci, su cui dovremo sempre più indagare e concentrarci, poiché, a quanto pare, proprio tali nuovi modi di atteggiarsi rappresenteranno i nostri futuri nemici e carnefici di fronte ai quali ci troveremo a lottare durante una ‘tipica’ giornata lavorativa.
Vere e proprie armi a doppio taglio, che spesso si rivoltano in maniera devastante proprio su chi è costretto a utilizzarle….

Questo è in sintesi quanto accade a Marco Pressi (uno straordinario Giorgio Pasotti ) che veste i panni di un rampante Formatore delle Risorse Umane presso la sede italiana di una multinazionale, il cui motto aziendale è paradossalmente “People First”…
Marco ci viene presentato come un abilissimo (e adoratissimo!) consulente aziendale in materia di formazione nel settore Human Resources: impegnato, ambizioso, soddisfatto della propria carriera, inizialmente non in conflitto con la vita professionale dei colleghi, ma anzi, da questi ammiratissimo.
Ciò vale fino a quando la Direzione del Personale non viene assorbita dal delegato francese, che assieme ad una ‘feroce’ collaboratrice orientale, promette a Marco un notevole balzo in avanti (economico e di ruolo) se, e solo se, riuscirà nell’arco di 3 mesi appena, a licenziare 25 persone (1/3 del personale)….”25” persone: stipendio astronomico, direzione del Personale in pugno; “24” e il compenso sarà, invece, costituito da un inutile deprimente gadget metallico firmato dalla società stessa.

Marco, da collega adorato, ammirato e ascoltato diviene un temuto ‘tagliatore di teste’; la sua funzione da formare e motivare le risorse, diviene quella di ‘segarle’, convincerle a firmare lettere di dimissioni volontarie, per raggiungere il budget dei “25”…
Marco si rivelerà la principale vittima della squallida mansione che gli è stata affidata: concentrato solo ed esclusivamente nel raggiungimento del budget entro i termini previsti, dimentica amici, problemi famigliari, esigenze personali ed ogni fondamento etico, umano e sociale che dovrebbe dominare le politiche di gestione del personale.

“Ti stimo molto” motto short cut diviene presto simbolo e motto della vita di Marco e del film stesso…frase secca corta e tagliente di ogni tipologia di dialogo e confronto….esattamente come Marco procede nella decisiva ed irrefrenabile operazione di segare l’insieme dei colleghi…
Capovolgimento di una vita sentimentale e professionale, delineato da una totale metamorfosi del lavoro…da attività stimolante, soddisfacente e fonte di conferme e realizzazione a pratica inumana e meccanica di azioni volte al raggiungimento di obiettivi esclusivamente numerici…
Non è davvero detto che le vittime che ne escono maggiormente devastati a livello psicologico siano quelle destinate ad essere segati…

Film profondo che, se ‘integrato’ dalla visione di “Mobbing, mi piace lavorare” di Cristina Comencini, si rivela in grado di mostrarci in maniera sconcertante cosa il mobbing rappresenti e i drammi sociali e umani che esso risulti in grado di determinare.

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