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“Il fattore C.” Fortuna e determinazione nella vita e nel lavoro di Paolo Iacci


il fattore C

Chi ha ragione?

Seneca che disse: «La fortuna non esiste: esiste solo il momento in cui il talento incontra l’opportunità», oppure Diogene: «Preferisco avere una goccia di fortuna che una botte di saggezza»?

Donald Trump: «Tutto nella vita è fortuna» o Raymond Smullyan «La superstizione porta sfortuna»?

L’Italia è un paese in mano all’irrazionalità più diffusa: ne sono testimoni migliaia di giovani che per il lavoro si affidano alle raccomandazioni o sperano nella buona sorte. È anche uno dei primi paesi al mondo per spesa pro-capite nel gioco d’azzardo, e uno di quelli che più si affida a maghi, stregoni e falsi medici.

Tutti nella convinzione che la fortuna, la iella e il destino valgano più della competenza, del lavoro e delle capacità individuali.

E noi? La nostra determinazione, le nostre capacità, la nostra voglia di fare: quanto contano?

Per avere successo – nella vita, in amore e sul lavoro – qual è il ruolo della iella, del destino e della consapevolezza dei nostri limiti e dei nostri pregi? Come volgere a nostro favore i doni della bendata?

Tre punti di vista – psicologico, economico e sociale – guidano il lettore in un’analisi brillante e leggera di un fenomeno drammaticamente diffuso.

Perché la vita non è una questione di avere delle buone carte, ma di giocare bene una mano che forse, in partenza, si presenta scarsa…

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