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“Il dialogo strategico” di Giorgio Nardone e Alessandro Salvini



Sono incoraggianti le prospettive che emergono dalla lettura del volume di Giorgio Nardone e Alessandro Salvini: 
– Se la comunicazione diventa strategica, migliorano i rapporti e le relazioni con se stessi, con gli altri, col mondo, in famiglia, e nell’ambiente di lavoro
– la psicoterapia sarà più efficace, sicura e mirata ai problemi, con protocolli specifici di trattamento collaudati in anni di esperienza, e modelli d’intervento applicabili a patologie specifiche.
– già il primo colloquio è una diagnosi-intervento, orientativo del percorso; per lo psicoterapeuta strategico non ci saranno pazienti a vita. 
– chi soffre avrà più fiducia nello psicologo e nella psicoterapia e non è poco nell’odierna società degli oroscopi;
– i pazienti saranno tutelati non solo terapeuticamente, ma economicamente, perché le sedute, al massimo dieci, sono programmate e a termine.Purtroppo però soltanto in Italia ci sono ben 630 scuole post universitarie riconosciute dal Miur per la formazione di psicoterapeuti, e non tutte danno garanzie di efficacia ed efficienza come quella creata ad Arezzo e messa a punto da Giorgio Nardone con Paul Watzlawick e Mri, il Mental research institute di Palo Alto, in un ventennio di ricerca e sperimentazione.Gli autori introducono al “dialogo strategico”, con un excursus storico, dai sofisti alla scolastica, a Galileo (dialogo sopra i massimi sistemi), Einstein e nel campo della psicoterapia a Freud, James, Rogers, fino a Bateson e la scuola di Palo Alto con la pragmatica della comunicazione (Watzlawick). Per primo Protagora – “l’uomo è la misura di tutte le cose” – aveva inventato l’arte del dialogo per persuadere l’interlocutore della propria tesi, guidandolo a scoprire le alternative attraverso domande sapientemente proposte. Il sofista Antifonte aveva aperto una sorta di ambulatorio, forse il primo studio di psicoterapia, ove curava i mali fisici con le parole. Quale miglior garanzia per una metodologia terapeutica del tutto nuova, che si fonda sul passato, forte di millenni di esperienza, concretamente agganciata al presente, rielaborata e ristrutturata su nuove basi scientificamente validate e proiettata nel futuro.
Nel dialogo strategico “le tecniche della sofistica quali l’uso di antilogie e paradossi, e il ricorso a una logica non lineare e non ordinaria, vengono sistematicamente studiate e sperimentate come efficaci strumenti comunicativi” (pagina 20).Questo è il modo nuovo di affrontare le più diffuse patologie di oggi, dall’epistemologia alla logica dell’intervento strategico ancorando saldamente il modello terapeutico, non solo ai principi filosofici di Socrate, Aristotele, Platone, ma anche alla innovativa teoria cibernetica-costruttivista. Si sa che la psicologia è figlia della filosofia, scienza antica della parola; il linguaggio umano nasce e si evolve, ma la valenza persuasiva del dialogo nasce da molto lontano, nell’antica Grecia e anche dai Saggi cinesi. Con il dialogo strategico, l’impianto metodologico utilizza raffinate tecniche che inducono i pazienti a sentire altre prospettive. All’improvviso, tutto diventa chiaro nella mente ed è una scoperta, come una combinazione vincente, l’inserimento di un codice segreto, il primo passo verso la guarigione: quando le parole diventano magiche, convincono, curano e guariscono.Fa testo il caso di dismorfofobia, alla ricerca continua di qualche imperfezione nel proprio corpo, da correggere chirurgicamente; una ragazza, che aveva voluto un intervento al seno per motivi estetici, si rivolge una seconda volta chirurgo per modificare anche le labbra. Il medico capisce che il problema è psicolog

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