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“Il pescatore di sogni” di Lasse Hallström


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Da una presupposto strano, quasi ridicolo, portare salmoni nello Yemen per accontentare uno sceicco, si arriva a parlare di fede e scienza, di sogno e realtà e anche del vero e del falso.  Alfed Jones rappresenta la scienza, l’integrità sul lavoro e lo stupore svanito in un matrimonio freddo, ghiacciato e scaduto nell’abitudine; Harriett Chatwode-Talbod è la frenesia del momento, il consumare l’attimo, rappresenta coloro che sperano e credono nel lieto fine. Poi abbiamo lo sceicco che incarna la fede e l’onirico. Inifine Patricia Maxwell, capo dell’ufficio stampa del governo britannico, è la caustica verità di oggi: coprire notizie scomode con altre patinate e dorate per calmare l’opinione pubblica. Questi quattro personaggi si snodano durante tutto l’arco del film e tessono una trama gradevole, senza sbavature che comincia con la perplessità, continua nello stupore e si chiude con un sorriso. Il bello del film è nell’evoluzione dei personaggi (dai principali ai minori, ad esempio Robert), come cambiano le loro idee e il modo di vedere il mondo; emblematica la scena in cui Alfred, che cammina insieme ad altri volti anonimi, cambia direzione e va controcorrente. I personaggi prendono corpo grazie alle buone interpretazioni di Emily Blunt e di uno Ewan McGregor eccezionale nella parte di un impacciato, rigido e anche un po’ buffo esperto di pesca. Ottima l’interpretazione di Kristin Scott Thomas che regala dei momenti di risate a denti stretti.
Per finire, altra nota positiva del film è la scenografia: paesaggi stupendi e inquadrature mozzafiato tra la brughiera inglese e il deserto yemenita.

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