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“Il sapore della vittoria” di Boaz Yakin


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Qualche anno fa, da noi sarebbe sembrato banale, se non addirittura superfluo, un appello all’antirazzismo nel mondo dello sport e, per estensione, in tutta la cosiddetta società civile. Ma ora, col ripetersi dei fischi stronzi allo stadio contro i giocatori di colore, si capisce che non si può dare nulla per scontato e che in materia di antirazzismo bisogna ricominciare dall’ABC. Una buona occasione per prendere ripetizioni al riguardo ce la offre questo film: solido, volenteroso, un po’ quadrato come il suo protagonista Denzel Washington.

L’anno è il 1971, che segna la fine formale della segregazione negli USA ma anche l’inizio di nuovi tumulti sociali e lotte per i diritti civili. Il luogo è Alexandria, cittadina della Virginia, stato particolarmente ostico in fatto di integrazione razziale. Il fatto è la formazione di una squadra scolastica di football americano: doppiamente scandalosa in quanto squadra mista di bianchi e di neri, per di più agli ordini di un coach di colore. Il bello è che questa improbabile squadra, piena di odi reciproci, rivalità esplosive, dosi massicce e razzialmente incompatibili di testosterone trova una sua miracolosa coesione interna, sbaraglia gli avversari e contribuisce all’abbattimento di barriere secolari all’interno della comunità locale.

Il meglio è che è tutto vero. Lo sceneggiatore di colore Gregory Allen Howard ha sentito infatti questa storia ritornando nella nativa Virginia dopo molti anni trascorsi a Los Angeles: e ha scoperto che gran parte dell’inedito livello di integrazione trovato al suo ritorno era stato merito delle imprese sportive della squadra locale, i “Titans”.

La vicenda gli è sembrata emblematica e la formula spettacolo+contenuti ha convinto il produttore Jerry Bruckheimer, che ha affidato la regia a un giovane proveniente dal cinema indipendente, Baaz Yokin. Una tipica storia americana, come molto americana è la valenza così fortemente simbolica dello sport, come americano è il football che viene giocato: quello tosto, in cui la coesione tribale del gruppo viene conquistata tirando botte da orbi. Denzel Washington ci offre un’ennesima variante del sergente di ferro.

Niente di nuovo, dunque; ma siccome la lezione antirazzista trova ancora molti impreparati, forse un po’ di ripasso non guasta. «Il sapore della vittoria» ha il pregio di esprimere il suo messaggio con chiarezza, semplicità ed efficacia.

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