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“Men of honor” di George Tillman Jr.


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Il film racconta una storia vera, tipicamente americana e in questo caso molto politically correct: Carl Brashear parte dalla fattoria dove suo padre si spacca la schiena arando i campi, col sogno di entrare in marina e diventare palombaro. La strada si presenta fin da subito irta di ostacoli, con un razzismo pesante ed esplicito che sembra voler impedire al protagonista qualunque progresso di carriera. Ma la forza di volontà di Carl è più forte di qualunque difficoltà, e riesce a far sorgere il rispetto dove prima c’erano solo pregiudizi e diffidenza.

Il regista, ansioso di raccontare una storia tipicamente USA, fatta di coraggio e grandi sogni, non ha paura di usare una retorica vistosa e strabordante, che permea la pellicola dall’inizio alla fine. La struttura è sempre la stessa, ripetuta più volte: di fronte a Carl si pone un ostacolo; l’uomo lotta contro tutti per superarlo; quando c’è riuscito ecco un altro problema più grosso. E via di seguito.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare a questo punto però, il giudizio complessivo non è negativo, perché nella sua semplicità la storia riesce a toccare le corde dell’emozione, e il sapere di trovarci di fronte a fatti realmente accaduti (ancorché romanzati) dà maggiore legittimità al tutto.
Anche l’accento posto sul tema dell’onore (come già il titolo suggerisce) sarebbe stato eccessivamente pomposo in un moderno film di guerra, ma non bisogna farsi ingannare dall’ambientazione: malgrado la vicenda parli di un marinaio impegnato su portaerei e quant’altro, non c’è ombra di guerra o di combattimenti. Il mestiere del palombaro è quello di recuperare uomini e apparecchiature dal fondo del mare, nient’altro. Anche quando si avvicina un sottomarino nemico l’unico interesse è per la vita di Carl, che rischia di essere trascinato via sul fondo dell’oceano.

Se il film, pur nel suo essere fin troppo classico, è comunque assolutamente piacevole, lo deve anche e soprattutto alla bravura degli attori. Cuba Gooding Jr, Robert De Niro e Charlize Theron (tutti premi oscar peraltro) offrono un’ottima interpretazione, tratteggiano personaggi di grande forza, magari non complessissimi ma di sicuro effetto. Interessante è in particolare il personaggio di De Niro, che inizialmente osteggia il sogno di Carl per puro razzismo, ma che finisce con l’aiutare il ragazzo di colore quando scopre, molto semplicemente, che merita molto più rispetto che non tanti altri marinai bianchi.
Il rapporto tra i due, che si sviluppa negli anni dall’ingresso in marina di Carl fino alla fine del film, riesce a essere credibile e il cambiamento nell’atteggiamento di De Niro è sufficientemente graduale da non risultare forzato.

In definitiva non un capolavoro, ma di certo un buon film, che fa leva su strumenti classici del cinema per emozionare gli spettatori, senza cercare particolari sperimentalismi. Il risultato finale sfiora talvolta l’eccessiva retorica, ma riesce comunque a rimanere solido e piacevole per tutte le due ore.

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