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Il rapporto con gli altri


Nessuna qualità della mente umana è più notevole, in se stessa e nelle sue conseguenze, della nostra propensione a simpatizzare con gli altri e a riceverne, comunicando con loro, le inclinazioni e i sentimenti, sebbene diversi o contrari ai nostri.
Ciò non è solo evidente nei bambini, che accolgono ogni cosa diamo a intendere loro, ma anche in uomini maturi di giudizio e d’intelletto che trovano difficile seguire la propria ragione e le proprie tendenze, in opposizione a quelle dei loro amici e compagni quotidiani.
A questo principio dobbiamo attribuire la grande uniformità che osserviamo nel carattere e nel modo di pensare degli individui di una nazione; ed è molto probabile che questa rassomiglianza sorga più dalla simpatia che da qualche influsso del suolo e del clima, i quali, pur restando sempre gli stessi, non possono tuttavia conservare uguale il carattere di una nazione per centinaia d’anni.
Un uomo di buon carattere condivide subito l’umore della compagnia in cui si trova ed anche l’uomo più orgoglioso e scontroso si lascia un poco influenzare dai suoi compaesani e conoscenti.
Un contegno allegro infonde nel mio animo una notevole soddisfazione e serenità, uno scontroso e triste mi getta in un improvviso abbattimento.
Odio, risentimento, stima, amore, coraggio, allegria, malinconia, sono tutte passioni che sento più per il rapporto con gli altri che per mio temperamento e disposizione naturale.

David Hume

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