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“La vita è bella” di Roberto Benigni


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Guido Orefice, toscano montanino ed ebreo, s’innamora sul finire degli anni 30 della maestrina Dora, la corteggia in modi stravaganti, la sposa.Sei anni dopo – nell’intervallo sono venute le leggi razziali (1938), la guerra e le deportazioni – Guido con il figlioletto Giosuè parte per il campo di concentramento. Dora, che ebrea non è, li segue volontariamente. Per proteggere il figlio dall’orrore, Guido gli fa credere che quel che stanno vivendo è un gioco a premi.6° film di Benigni regista, è il più ambizioso, difficile e rischioso e il migliore: 2 film in 1, o meglio un film in 2 parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori – essenziali i contributi della fotografia – ma complementari: la 1^ spiega e gistifica la 2^.Una bella storia d’amore, scritta con Vincenzo Cerami: prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l’una è la continuazione dell’altra. Il frenetico dinamismo di Benigni è felicemente sfogato, la sua torrentizia oralità ora debordante ora dimezzata.Un’elegante leggerezza distingue Durano nel più riuscito dei personaggi di contorno.5 Nastri d’argento, 7 nomination agli Oscar e 3 statuette (film straniero, attore per Benigni, musica per Nicola Piovani). Film più visto in TV (Rai 1 22.10.2001) con 16.080.000 spettatori.

Ultimo film – tra i 130 e più che ha fotografato – di Tonino Delli Colli (1923 – 2005).

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